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Il suonatore di kora viene chiamato jali; in genere appartiene a una famiglia di griot, ossia di cantastorie ed è esclusivamente un maschio. Così come il griot gode di un grande rispetto presso i popoli Mandinka, in quanto detentore della conoscenza (delle tradizioni, le gesta degli antenati, gli alberi genealogici dei clan, ovvero) dell'intera tradizione orale del popolo, analogamente quello di jali è considerato un titolo onorifico molto importante.

Dal momento che non vi sono documentazioni scritte, è difficoltoso stabilire con precisione l’evoluzione storica della kora prima dell'arrivo degli Europei. Nel 1799 l’esploratore scozzese Mungo Park la cita nel suo Travel in Interior Districts of Africa. Si potrebbe descrivere la kora come uno strumento a metà tra un’arpa e un liuto a corde pizzicate. Consiste di un lungo manico inserito in una cassa di risonanza composta da una mezza zucca svuotata e ricoperta di pelle di antilope o di mucca. Dal manico partono da un minimo di 21 fino a un massimo di 34 corde che si inseriscono, in due file parallele rispettivamente di 10/16 ed 11/17 corde, su di un ponticello provvisto di tacche perpendicolare alla parte della cassa armonica ricoperta di pelle (Jali Diabate ha sperimentato l’utilizzo della kora a 34 corde). Le corde erano tradizionalmente fatte di cuoio; oggi sono maggiormente usate quelle in filo di nylon. Talvolta, fili di diversi materiali vengono avvolti assieme per formare una corda più spessa con un timbro specifico. Alcune kora moderne (in particolare costruite in Casamance, nel Senegal meridionale) hanno alcune corde aggiuntive (fino a quattro) dedicate ai bassi. Le corde sono legate al manico da anelli di pelle; spostando tali anelli si può modificare l’accordatura dello strumento.

La tradizione prevede quattro diverse accordature, dette tomora ba (o sila ba), hardino, sauta e tomora mesengo; corrispondono in linea di massima alla scala maggiore, alla scala minore, alla scala lidia e alla scala blues. L’accordatura a cui si ricorre dipende dunque dal brano che si vuole eseguire. Sebbene il suono di una kora sia molto simile a quello di un'arpa, le tecniche utilizzate per suonarla sono molto più simili a quelle impiegate per la chitarra del flamenco. Il musicista pone lo strumento davanti a sé, sorreggendolo con le due dita medie che fanno presa su due sporgenze di legno. Le corde vengono pizzicate con indice e pollice di entrambe le mani, la fila di 11 con la mano sinistra, quella di 10 con la destra. Alla kora si suona contemporaneamente un accompagnamento ostinato (detto kumbeng) e un assolo improvvisato (chiamato birikinting).

I prevew

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Recente produzione

Yayoo - una ninna nanna al tempo del covid 19

Ingenui,Inermi e Sognatori… parole che riecheggiano in questa Ninnananna pensata per tutti i piccoli costretti a vivere in una situazione che non gli appartiene. Dedicata anche al “Bambino” che c’è dentro ognuno di noi.

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Un prototipo band live

Afro Bougna in live concert a Ravanusa.

La Band nasce da un'idea di Jali Diabate, che già da molti anni desiderava creare una fusione tra brani tradizionali propri della cultura Mandeng e il reggae.

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Clip - Sama le nata

Au paravant,

nos aïeux réussissaient avec la pêche, la cueiuillette la chasse, c’était une vraie source du vivre. Je me rappelle, quand j’étais tout petit, à l’approche de la première pluie c’était les préparatifs. Je me rappelle, quand j’étais tout petit,

Biografia

Jali nasce nel 1983 a Baghère, un piccolo villaggio Mandinka della Casamance (Senegal) fondato da Cherif Younous Aidara, e risiede attualmente a Catania, Sicilia.

L'area culturale Mande (abitata dai Mandinka ) si consolida a partire dal 1230 grazie all'azione di conquista e di consolidamento dei territori del grande condottiero Soundiata Keita, che fu il primo imperatore dell'Impero del Mali o Impero Manden. Alla corte di Soundiata Keita fiorisce la raffinata cultura musicale dei jalilu.

Il jali (o, con termine generico, “griot”) è un musicista professionista di corte che eleva le menti degli ascoltatori con la propria musica virtuosa e meditativa e tramanda, attraverso il canto, le gesta degli antichi signori ed eroi del Mandé e le storie esemplari che sono riferimento etico per l'intera comunità.

La cultura musicale Mande era tutelata, fino a qualche decennio fa, da un numero ristretto di famiglie, riconoscibili dal cognome (Kouyate, Diebate, Cissoko…) le quali hanno conservato nei secoli il patrimonio di saperi musicali attraverso matrimoni endogami e attraverso la trasmissione orale, da padre in figlio e da madre in figlia , di tale patrimonio.

Jali Diabate, nascendo in una famiglia di antica tradizione musicale, eredita un patrimonio antico otto secoli. Sin da bambino impara a suonare la kora in famiglia dal padre e dal resto della famiglia allargata. La kora è lo strumento-simbolo del jali; essa è un'arpa con ponticello, tradizionalmente 21 corde da cui si possono estrarre contemporaneamente melodiee accompagnamenti.

La kora diventa ben presto parte essenziale della vita di Jali. In Africa, terra ricca di antica spiritualità, ogni genitore sembra conoscere già da subito il destino del proprio bambino. Così il figlio di Jali Moussa Diebate e di Fatoumata Kouyate frequenta la scuola francese ma, su consiglio dei genitori, non abbandona mai lo studio del suo strumento che sembra inscritto nel suo destino.

Durante gli anni del liceo Jali si distingue come unico korafola (suonatore di kora) della scuola. Si esibisce in occasione di numerose manifestazioni cittadine e raccoglie numerosi consensi…

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Discografia

Silinka
  1. Intro afro
  2. Sama le nata
  3. Aduna
  4. Yayo
  5. Ala lake
  6. Afrique
  7. Dunia mussolu
  8. Politiki
  9. Sanu
  10. Kaira
  11. Election
  12. Minian ba
Silinka

Silinka è il nome del lavoro discografico pubblicato all'inizio dell’anno 2014 precisamente il 06 febbraio fu la prima presentazione ufficiale presso il centro Culturale Contemporaneo Zo Catania, Italia.

Questo racchiude in un decina di brani i momenti epocali della sua cultura e di tutta l’Africa, oltre che tutta l’umanità: le tradizioni Griot, la schiavitù, moralità e spiritualità, ma anche i semplici momenti di quotidianità, come il caldo e rosso tramonto tropicale che simbolicamente racchiude la metafora del disco stesso: Silinka è quel momento in cui il sole appena sorto, rilascia la sua immensa energia scaldandoti la pelle, e disturbando gli occhi che stanno lentamente aprendosi. E’ il sole che sorge a comunicare l’arrivo di una nuova giornata piena di ostacoli da superare, ma anche di gioie e di sorrisi indimenticabili. E’ il momento in cui tutti noi dobbiamo svegliarci per affrontare la vita con la consapevolezza d’essere ragionevoli, amorevoli verso il prossimo e pronti a superare qualsiasi ostacolo per rispondere alla moralità dell’uomo, consci del sublime scorrere del tempo in ogni singolo giorno. In queste semplici parole si racchiude il profondo valore di Silinka, condiviso da molti altri artisti che hanno sostenuto la causa di Jali Diabate prestandosi ad altrettanti melodie piene di tradizioni e culture diverse.

Il disco diviene anche mezzo di unione tra cuori e musiche, rinvigorendo la sostenibilità etica di cui l’autore si fa portavoce.

Tra gli artisti che collaborano al progetto si possono menzionare oltre al gruppo Afro Bougna Band composto da Marie Coliè Konaté (voce), Alberto Finocchiaro (chitarra), Francesco Toscano(basso), Oumy Mbaye (djembè, tamburi e sbar), Alessandro La Spina (batteria), anche Dario (chitarra) e Serena Chillemi (piano forte), Gianluca Ricceri(basso), Valentina Indaco(voice), Faisal Taher(voice), Tino Finocchiaro(piano elettrico), Giancarlo Parisi(flauto), Peter Kuhnsch(tamburi a cornice), Hui-Chun Lin(violoncello), Sergio Battaglia(sax), Katia La Rosa(violinista del teatro Massimo Catania), Patrizia Concas(violista del teatro Massimo Catania), e il coro polifonico Musica e Oltre di Paolo Li Rosi.


Kumakan
  1. Lundiang
  2. Dialia Inst
  3. Dialia
  4. Toubaka
  5. Ko sabari
  6. Mediterraneo
  7. Kairamansa
  8. Aidara
  9. Adja
  10. 7'
kumakan

Le parole del “Griot” nel lungo viaggio della vita, lontano dalla propria amata terra, in cui le forze degli antenati rievocano il racconto del passato o come direbbe un saggio ”il futuro risorge dal passato.

Dall’Africa verso l’Europa, dall’Europa verso l’Africa”, Kumakan è il nuovo progetto Elettro – Acustica delGriot senegalese Jali. Dietro ogni parola si nasconde un universo. Dietro ogni parola c’è una metafora che pervade l’animo di chi l'ascolta.

Dietro ogni parola c’è la cultura secolare dei Griot che l’artista, insieme al fratello minore e altri musicisti conservatori della tradizione, rivisita in una chiave moderna, carpendo da ogni nota e ogni sillaba la tradizione mandinga, figlia della madre Africa.

L’arte del parlare è esprimere la potenza delle parole e del loro significato, Kumacan: “la voce della parola”, è la tradizione dei Griot mandinkalu, è la musica che racconta l’Africa e le sue vicende, è l’esperienza che conosce ogni frammento della spiritualità, è la consapevolezza del perdono e dell’abnegazione, è la sapienza promotrice della pace e dell'amore per la vita. “Senza di noi il regno dei Re cadrebbe nell’oblio, l’arte del parlare non ha segreti per noi” D. T. NIANE


Introspection
  1. Kaladioula
  2. La balade
  3. Lambangba
  4. L'amitié
  5. L'amour
  6. Diougou magni
  7. L'amour bis
  8. Doukarere
  9. Le cherif
  10. L'imprevisible
introspection

Un album interamente strumentale basato su improvvisazioni dei brani tradizionali.


Lo strumento

La kora è uno degli strumenti piu' caratteristici della musica subsahariana diffusa in gran parte dei popoli Mandinka dell'Africa occidentale: la si trova infatti in Senegal, Mali, Gambia e Guinea Bissau e Konakry.

L’invenzione e la storia di questo singolarissimo strumento musicale è alquanto affascinante. Diversi racconti orali ne narrano le origini. Nell’area dell’antico Regno del Mali, ad esempio, si tramanda che l’inventore della kora fu un capo dei guerrieri, Tira Maghan, il quale la omaggiò ai griots del suo villaggio. Da quel momento essa diventò lo strumento favorito dei griots che ne avrebbero sperimentato tutte le sfaccettature e le possibilità sonore al fine di onorare al meglio il prezioso dono ricevuto dal loro signore. Secondo una variante dello stesso mito, diffusa in Gambia, nella regione del Kansala, la prima kora sarebbe appartenuta ad una donna particolarmente ingegnosa e creativa, presumibilmente una griotte.

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